FESTA DI AUTOFINANZIAMENTO PER SPESE LEGALI COMPAGNE/I ANTIFASCISTE/I

FESTA DI AUTOFINANZIAMENTO

PER LE SPESE LEGALI PER LE/I COMPAGNE/I
ANTIFASCISTE/I

CONDANNATE/I PER AVER "VOLANTINATO E MEGAFONATO"

DURANTE
IL BLOCCO DI UN PRESIDIO

DELL’ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA FORZA NUOVA.

                                                        VENERDI’ 11 LUGLIO – ORE 22
                                        CORTILE P.ZZO GIUSSO – UNIVERSITA’ ORIENTALE
                                            LARGO S.GIOVANNI MAGGIORE A PIGNATELLI

 

                                                     
Flyer festa autofinanziamento spese legali compagne/i antifasciste/i

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ROSTOCK, HOKKAIDO… LA MADDALENA…

Dopo la tappa giapponese del
luglio prossimo (Hokkaido), il G8 tornera’ in Europa: in Sardegna
(La
Maddalena, luglio 2009).

Il controvertice di Rostock
dell’anno scorso ha segnato un enorme avanzamento politico: e’ ormai maturo
un salto di qualita’ nella ricomposizione internazionale delle lotte, a partire
dal terreno europeo.

La mobilitazione contro il
vertice G8 della Maddalena, e soprattutto il percorso della sua costruzione che
si articolera’ da qui al luglio del 2009, possono rappresentare un’ulteriore
importante occasione per avanzare verso l’unita’ internazionale delle classi e
dei popoli oppressi, per rilanciare le lotte contro il capitale, l’imperialismo
e il neocolonialismo. Ma e’ necessario mettersi al lavoro.

Innanzitutto costruendo fin da
subito momenti di dibattito e iniziativa che leghino la prospettiva della
mobilitazione contro il G8, il suo significato politico complessivo, alle lotte
che attraversano i territori della metropoli. Il tempo che ci separa dal luglio
del 2009 e’ politicamente prezioso, non va sprecato.

 

ASSEMBLEA PUBBLICA

GIOVEDI’ 26 GIUGNO, ORE
17,00

AULA AUTOGESTITA
R5

Universita’ Orientale – Palazzo
Giusso

(Largo S. Giovanni Maggiore
Pignatelli)

 

Saranno distribuiti e illustrati:
* materiali di discussione e bilancio del controvertice di Rostock; * testi
preparatori e riferimenti per il controvertice di Hokkaido/Sapporo * testi gia’
in circolazione per La
Maddalena; * materiali di controvertici trascorsi (a partire da
quello contro il G7 di Napoli del 1994!).

 

 

C.S.O.A. “TerraTerra” –
Collettivo (universitario) Orientale – Collettivo internazionalista di
Napoli

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NO ALLA REPRESSIONE: CONDANNATE/I 4 COMPAGNE/I ANTIFASCISTE/I

Martedì 20 maggio 4 compagni e compagne del Network Autorganizzato e
del Nucleo Studentesco Metropolitano si sono visti recapitare un
decreto penale di condanna a sei mesi di detenzione convertita in pena
pecuniaria di 3520 euro ciascuno (per un totale di 14mila e 80 euro!).
Il provvedimento di condanna è motivato con la presunta violazione
dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS),
articolo che prevede una pena fino a sei mesi di detenzione (o la sua
conversione in ammenda) per chiunque organizzi una riunione pubblica
senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza. Secondo gli
accusatori, le compagne e i compagni condannati avrebbero violato tale
disposizione del TULPS in occasione del presidio che si tenne nel
luglio scorso in via Scarlatti, organizzato dal movimento antifascista
e antirazzista napoletano e grazie al quale si riuscì ad impedire lo
svolgimento di un’iniziativa di Forza Nuova.

E’ utile ricordare che il TULPS è del 1931, la norma in questione
appartiene, dunque, a quelle numerose disposizioni legislative che ben
rappresentano la continuità tra lo Stato fascista e la Repubblica
democratica: continuità di potere, di interessi, di classe dominante
padronale, e quindi anche continuità normativa e repressiva. Il TULPS è
parte integrante di quell’apparato di norme e procedure finalizzate
alla persecuzione politica, edificato appunto negli anni venti e trenta
del novecento per colpire i lavoratori e le loro lotte, e che la
Repubblica “fondata sul lavoro” non ha mai abrogato.

Al contrario, le norme fasciste sono quotidianamente fatte valere e
applicate dallo Stato democratico, senza alcun imbarazzo, ogni
qualvolta le autorità intendono perseguire finalità di repressione
politica ai danni di compagni e lavoratori.

L’iter della contestazione (Art 459 del Codice di procedura penale)
è subdolo e sconcertante: d’ufficio si procede, infatti, ad infliggere
una condanna (senza preoccuparsi di dare agli imputati alcuna
possibilità di difendersi) ogni qual volta la pena sia pecuniaria o
detentiva tramutabile in ammenda. E’ necessario, per poter avere un
“regolare” processo, preoccuparsi di presentare un ricorso entro dieci
giorni; in caso di mancato ricorso si accetta di fatto la condanna.
Appare evidente che l’intero procedimento miri a intimidire e
demoralizzare la risposta politica dei compagni.

Al di là della forma procedurale, la questione che, a nostro avviso,
merita maggiore attenzione è proprio il reato contestato. Distribuire
volantini e parlare al megafono non è più permesso senza previa
autorizzazione. Queste condanne sono, in breve, al contempo grottesche
e allarmanti e meritano alcune considerazioni politiche.

Tanto per cominciare, esse chiariscono una volta per tutte come non
sia possibile continuare a impostare le proprie riflessioni sulla
repressione incentrandole unicamente sui soggetti di volta in volta
repressi e sulla valutazione delle loro azioni, senza preoccuparsi di
cogliere l’elemento politico che l’atto repressivo sta a rappresentare.
Occorre, dunque, spostare l’asse del ragionamento sull’ineliminabilità
e la presenza costante della repressione e su come essa venga
diversamente applicata di volta in volta. Far partire un procedimento
per un fatto che appare a tutti chiaramente come una pratica diffusa e
consueta, ci dà chiaramente l’indice dell’asprezza dell’attacco
repressivo che registriamo sia a livello europeo che, naturalmente,
nazionale in questa fase.

E’ chiaro che ormai l’attacco è diretto ai più semplici spazi di
agibilità per ridurre al silenzio qualsiasi voce di dissenso. Per far
fronte a questo attacco unilaterale è opportuno dotarsi di una
attrezzatura politica che occorre costruire con una riflessione, un
dibattito e una pratica appropriati. In questi anni abbiamo, impotenti
(e a volte indolenti), assistito alla sottrazione di conquiste che
pensavamo acquisite (si pensi, per dirne una, all’occupazione dei treni
per i cortei nazionali); ampi settori del movimento hanno, infatti,
deciso di arretrare di fronte a questi attacchi, nella speranza che
tale rinuncia potesse garantire spazi di agibilità. E’ evidente ormai
che questo ragionamento risulta essere fallimentare e che è opportuno
invece non arretrare ma difendere le nostre lotte e la nostra stessa
possibilità di fare politica in modo autonomo ed autorganizzato,
comprendendo che la reazione non si arresta e non si accontenta
dell’angolo in cui riesce a metterci ma che, con metodo, lavora
all’annientamento del proprio antagonista e che dunque non è possibile
nessuna forma di compromesso con essa.

Altro elemento che non possiamo non sottolineare è la scelta
politica del bersaglio della reazione. Non è certamente casuale che il
provvedimento di “condanna per decreto” arrivi al termine di un anno di
mobilitazioni e lotte che hanno visto le compagne e i compagni
impegnati quotidianamente contro la precarietà, per i diritti dei
lavoratori e attivi sul terreno dell’antifascismo, dell’antirazzismo,
dell’antisessismo, della solidarietà internazionalista, nonché interni
al più vasto movimento contro la guerra e per i diritti sociali.
Sia il merito del provvedimento che la forma procedurale adottata,
dunque, confermano la matrice squisitamente politica dell’attacco.
Colpendo quattro compagni e compagne hanno inteso colpire un
insieme di percorsi di ricomposizione delle lotte, percorsi costruiti
in piena autonomia dalle istituzioni e lontani da qualsivoglia
compromesso con partiti e forze istituzionali.
Il messaggio che hanno voluto recapitare a tutti noi è il seguente:
“perseverare nel fare politica in maniera realmente autonoma e
autorganizzata è qualcosa che non conviene, perché in una maniera
o nell’altra troveremo il modo di farvela pagare sul piano personale,
eventualmente anche scavando in ottant’anni di legislazione repressiva”.
Ma hanno fatto male i loro conti.
Siamo comunisti, e non ci lasceremo certo intimidire. Continueremo a
sviluppare le nostre lotte e il nostro lavoro politico con una
determinazione sempre maggiore e sempre in una direzione precisa,
immodificabile: contro la classe dominante e i suoi servi, contro il
fascismo, il razzismo e l’imperialismo; per l’autorganizzazione e
l’emancipazione degli oppressi e degli sfruttati!


C.S.O.A. Terra Terra
Collettivo Vesuvio Zona Rossa – Comuni vesuviani
Collettivo Internazionalista – Napoli
Collettivo Orientale
Nucleo Studentesco Metropolitano

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CON LA RESISTENZA PALESTINESE!

Di seguito il volantino distribuito in occasione della manifestazione del 10 Maggio a Torino nell’ambito della campagna "2008 anno della Palestina" a favore del boicottaggio della Fiera del Libro.

La Fiera del
Libro di Torino, dedicata allo Stato di Israele, nel sessantesimo anno dalla sua fondazione, è un
oltraggio alla vita e alla lotta di centinaia di migliaia di palestinesi, per i
quali, invece, quell’evento ha coinciso con la “nakba” (la catastrofe),
che significò la cacciata di milioni di palestinesi costretti a lasciare le
proprie abitazioni e vivere da profughi, spesso anche in altri paesi, e
costretti in ogni caso a vivere sotto una occupazione opprimente e brutale.

Fin dalla sua nascita lo stato
sionista
si è fatto garante degli interessi delle potenze imperialiste
nell’area mediorientale, legando così a doppio filo la sua esistenza con
l’esigenza delle potenze capitaliste di mantenere il controllo su un’area di
fondamentale importanza non solo per i rifornimenti  energetici ma anche sotto l’aspetto geopolitico.

Ma lo stato
sionista è anche un modello di occupazione prolungata, un modello esportato in
Iraq dagli americani ed i suoi alleati, un modello che prevede anche la
costruzione di muri, simili a quello in costruzione in Palestina, dove
rinchiudere e controllare intere città o porzioni di esse.

L’Italia ha stretti rapporti di
cooperazione, anche militare, con Israele, che sostiene nell’occupazione della
Palestina attraverso l’invio di missioni militari sia in Palestina, dove c’è la
presenza di carabinieri italiani, sia in Libano (UNIFIL II) al
fine di contenere la Resistenza libanese che si batte per la liberazione
completa del Paese dall’occupazione sionista.

La Resistenza palestinese
si trova pertanto a fronteggiare un nemico che non solo è infinitamente più
forte dal punto di vista militare, ma che gode anche di un incondizionato
appoggio da parte delle potenze imperialiste, che lo sostengono anche sul piano
della propaganda, consapevoli che la sconfitta dello stato sionista sarebbe
anche la loro, con conseguenze disastrose sul piano dei rapporti di forza tra
le classi.

La campagna “2008
anno della Palestina”
ha permesso di rimettere al centro del dibattito la
questione palestinese nei termini corretti, come momento dello scontro più
ampio tra borghesia imperialista e proletariato internazionale. Ciò contribuisce inoltre a fare pulizia di residue
ambiguità nell’approccio, come l’opportunismo gretto dell’ “equivicinanza”;
a ribadire con forza la necessità di schierarsi al fianco della Resistenza
palestinese e delle lotte dei popoli aggrediti dall’imperialismo, consapevoli
che la vittoria della Resistenza palestinese, come la vittoria di ogni altra
Resistenza all’imperialismo, non può che rappresentare un rafforzamento, anche
qui nella metropoli, del proletariato.

Proseguire la campagna oltre
quest’appuntamento nazionale ci darà la possibilità di costruire una rete di
comunicazione e connessione tra realtà di movimento che ragionino nel merito
delle tematiche connesse alla questione palestinese.
E’ nostro compito
inoltre, in quanto comunisti, rilanciare su queste basi il movimento contro la
guerra e contro l’imperialismo di casa nostra, sempre più attivo e presente
nella repressione delle lotte del proletariato internazionale.

 

AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE CONTRO LO STATO SIONISTA

 

LIBERTÀ PER AHMED SAADAT

E PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI
PALESTINESI!

 

AL FIANCO DI TUTTI I POPOLI

CHE LOTTANO CONTRO L’IMPERIALISMO!

 

BOICOTTIAMO
LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO!


 

– NETWORK AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO
MAGGIO DI LOTTA –

 
 

Collettivo Internazionalista di Napolikollintern@gmail.com

Collettivo Orientalecoll_orientale@insiberia.net

Collettivo Vesuvio Zona Rossa, paesi vesuviani – collettivo@vesuviozonarossa.org

C.S.O.A. TerraTerraterraterra@csoaterraterra.org

 

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Riuscita l’assemblea del 10 aprile a Napoli per la Palestina!

Pienamente riuscita l’assemblea del 10 aprile a Napoli per la Palestina!!!
La Campagna per il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino continua…
Il 10 maggio tutti alla manifestazione nazionale!

 

Foto platea iniziativa pal 10-04-08

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60 ANNI DI OCCUPAZIONE, 22000 GIORNI DI RESISTENZA!

BOICOTTIAMO LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO!

GIOVEDI’ 10 APRILE

ORE 17,30

AULA MAGNA "MATTEO RIPA"
UNIVERSITA’ ORIENTALE,

PALAZZO GIUSSO
(LARGO SAN GIOVANNI MAGGIORE PIGNATELLI)

ASSEMBLEA PUBBLICA

SESSANT’ANNI DI NAKBA, SESSANT’ANNI DI RESISTENZA PALESTINESE

PARTECIPERANNO:

SHOKRI HROUB (UNIONE DEMOCRATICA ARABO-PALESTINESE – UDAP)

SERGIO CARARO (FORUM PALESTINA)

 

Centinaia di villaggi distrutti, stragi, devastazioni, almeno 850.000
palestinesi costretti ad abbandonare le loro case. sono questi gli atti che
portarono – nel maggio del 1948 – alla fondazione dello Stato d’Israele sulla
terra di Palestina.
Quella che allora i palestinesi chiamarono la "Nakba" (la Catastrofe), continua
tutt’oggi, dopo sessant’anni: continua l’occupazione della Palestina; continua
la costruzione di nuove colonie israeliane; continua la pulizia etnica contro la
popolazione araba; continua la segregazione dei palestinesi in microterritori
trasformati in prigioni a cielo aperto e circondati da barriere di cemento e
filo spinato; continuano le devastazioni di migliaia di ettari di terra
palestinese; continua l’accaparramento e il controllo dell’acqua da parte dei
coloni israeliani; continuano le aggressioni, i bombardamenti, gli "omicidi
mirati", i sequestri di persona, impunemente compiuti dall’esercito israeliano;
continua la distruzione delle strutture sanitarie e sociali palestinesi;
continuano le restrizioni umilianti e disumane alla libertà di movimento che
impediscono ai palestinesi di raggiungere scuole e ospedali; continua la vita
d’inferno di milioni di palestinesi nei campi profughi.

E’ POSSIBILE TROVARE QUALCOSA DA FESTEGGIARE IN TUTTO QUESTO???

 

E invece. le autorità dello Stato italiano hanno deciso di festeggiare i
sessant’anni dello Stato razzista d’Israele, dedicandogli – tra l’altro –
l’annuale Fiera del Libro di Torino (l’"ospite d’onore" sarà lo Stato
israeliano, non gli scrittori!). Una scelta politica che ha trasformato l’evento
della Fiera del Libro nello snodo di una più ampia manovra propagandistica
volta a legittimare l’occupazione israeliana della Palestina. Una scelta
vergognosa, assunta mentre s’intensificano le aggressioni israeliane e mentre il
criminale embargo contro la popolazione della Striscia di Gaza provoca un
quotidiano stillicidio di morti. Una scelta non casuale, con la quale s’intende
suggellare un rapporto di cooperazione strategica funzionale al rilancio della
proiezione militare dell’Italia in Medio Oriente. Una scelta razzista, che prova
a far apparire come "normale" e "accettabile" il controllo israeliano sulla
popolazione araba, e che così facendo prova a far apparire come "normale" e
"accettabile" anche la sequela di aggressioni e occupazioni militari che vedono
l’Italia schierata in prima fila (Iraq, Afghanistan, Libano, ecc.).

UNA SCELTA INAMMISSIBILE!

 

A chi vuole festeggiare sessant’anni di oppressione, a chi vuole celebrare la
guerra, il razzismo e il colonialismo, bisogna rispondere con la mobilitazione
di massa e il boicottaggio!
Con la Resistenza palestinese, fino al ritorno di tutti i profughi!


GIOVEDI’ 10 APRILE – ORE 17,30
AULA MAGNA "MATTEO RIPA"
UNIVERSITA’ ORIENTALE, PALAZZO GIUSSO (LARGO SAN GIOVANNI MAGGIORE PIGNATELLI)

ASSEMBLEA PUBBLICA
SESSANT’ANNI DI NAKBA, SESSANT’ANNI DI RESISTENZA PALESTINESE

PARTECIPERANNO:
SHOKRI HROUB (UNIONE DEMOCRATICA ARABO-PALESTINESE)

SERGIO CARARO (FORUM PALESTINA)

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BOICOTTIAMO LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO!

"Io non ritengo che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo
giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una
qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro
mascherato da cultura in maniera cinica.
Manifesta un sostegno ad Israele, ed io non vi voglio partecipare"

Aharon Shabtai, poeta israeliano

Centinaia di villaggi distrutti, stragi, devastazioni, 850.000 palestinesi
costretti ad abbandonare le loro case. sono questi gli atti che portarono – nel
maggio del 1948 – alla fondazione dello Stato d’Israele sulla terra di
Palestina.
Quella che allora i palestinesi chiamarono la "Nakba" (la Catastrofe), continua
tutt’oggi, dopo sessant’anni: continua l’occupazione della Palestina; continua
la costruzione di nuove colonie israeliane; continua la pulizia etnica contro la
popolazione araba; continua la segregazione dei palestinesi in microterritori
trasformati in prigioni a cielo aperto e circondati da barriere di cemento e
filo spinato; continuano le devastazioni di migliaia di ettari di terra
palestinese; continua l’accaparramento e il controllo dell’acqua da parte dei
coloni israeliani; continuano le aggressioni, i bombardamenti, gli "omicidi
mirati", i sequestri di persona, impunemente compiuti dall’esercito israeliano;
continua la distruzione delle strutture sanitarie e sociali palestinesi;
continuano le restrizioni umilianti e disumane alla libertà di movimento che
impediscono ai palestinesi di raggiungere scuole e ospedali; continua la vita
d’inferno di milioni di palestinesi nei campi profughi.

E’ POSSIBILE TROVARE QUALCOSA DA

FESTEGGIARE IN TUTTO QUESTO???

E invece… le autorità dello Stato italiano hanno deciso di festeggiare i
sessant’anni dello Stato razzista d’Israele
, dedicandogli – tra l’altro –
l’annuale Fiera del Libro di Torino (l’"ospite d’onore" sarà lo Stato
israeliano, non gli scrittori!). Una scelta politica che ha trasformato l’evento
della Fiera del Libro nello snodo di una più ampia manovra propagandistica
volta a legittimare l’occupazione israeliana della Palestina. Una scelta
vergognosa
, assunta mentre s’intensificano le aggressioni israeliane e mentre il
criminale embargo contro la popolazione della Striscia di Gaza provoca un
quotidiano stillicidio di morti. Una scelta non casuale, con la quale s’intende
suggellare un rapporto di cooperazione strategica funzionale al rilancio della
proiezione militare dell’Italia in Medio Oriente. Una scelta razzista, che prova
a far apparire come "normale" e "accettabile" il controllo israeliano sulla
popolazione araba, e che così facendo prova a far apparire come "normale" e
"accettabile" anche la sequela di aggressioni e occupazioni militari che vedono
l’Italia schierata in prima fila (Iraq, Afghanistan, Libano, ecc.).

UNA SCELTA INAMMISSIBILE!

 

A chi vuole festeggiare sessant’anni di oppressione,

a chi vuole celebrare la
guerra, il razzismo e il colonialismo,

bisogna rispondere con la mobilitazione
di massa e il boicottaggio!

Con la Resistenza palestinese, fino al ritorno di tutti i profughi!

 

SABATO 10 MAGGIO
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A TORINO
CONTRO L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA FIERA DEL LIBRO
E PER LA FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA IN PALESTINA

Comitato napoletano "2008 anno della Palestina" – 2008annopalestina@gmail.com

Il Comitato si riunisce mercoledì alle 18,00 presso il Laboratorio Occupato
SKA (Calata Trinità Maggiore)

Punti di diffusione del materiale della Campagna:

Aula Autogestita "R5" – Università Orientale (Palazzo Giusso – dal lunedì al giovedì –
12,00-18,00) 

Laboratorio Occupato SKA (il giovedì – 18,00-21,00)

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UN SERIAL KILLER CHIAMATO CAPITALISMO

VENERDI’ 14 MARZO

 

Iniziativa di dibattito e autorganizzazione…

ore 18,00 PROIEZIONE VIDEO

ore 19,30 ASSEMBLEA

 

 

Sono veri e propri omicidi seriali quelli che il capitalismo commette
quotidianamente, seriali perchè le vittime rispondono a una comune
caratteristica, essenziale: l’appartenenza alla classe lavoratrice. In questo
periodo, dopo le tragedie annunciate della Thyssen-Krupp a Torino o, più di
recente, degli operai morti a Molfetta, a destra e a “sinistra”, partiti e
sindacati insieme si sono affannati a piangere, a urlare che “Mai più!”, che un
fatto del genere è “indegno di un paese civile”: ma i lavoratori purtroppo sanno
bene che morire di lavoro non solo è “degno”, ma è anche connaturato al modo di
produzione capitalistico. 1250 morti sul lavoro nel 2006 soltanto in Italia
(dati INAIL), 4397 lavoratori uccisi nel 2004 nei paesi dell’Unione Europea
(dati Eurostat), 6000 lavoratori al giorno nel mondo (dati ILO): si tratta di
cifre incredibili, soprattutto se si pensa che i dati si riferiscono soltanto ai
lavoratori regolari, i cui incidenti sono denunciati; in nessuna statistica
comparirà mai, invece, il lavoratore a nero, magari un immigrato irregolare,
caduto da un impalcatura e privato anche della sepoltura, per evitare al
padroncino “situazioni d’imbarazzo”. A questi numeri, già altissimi, si
aggiungono le cifre incalcolabili degli infortunati e di coloro che contraggono
malattie invalidanti (quasi 4 milioni nel 2004 solo in Europa, più di un milione
due anni fa in Italia), molti dei quali hanno la sventura di morire più tardi,
in conseguenza di questi “incidenti”, e per il fatto di non essere tecnicamente
“a lavoro” al momento del decesso non saranno mai conteggiati. I lavoratori
giocano tutti i giorni una partita dove chi vince guadagna un altro giorno di
sfruttamento, chi perde invece viene ucciso: è forse eccessivo definirla una
guerra? Il numero di militari americani morti in Iraq tra il 28 Giugno 2004 e il
28 Giugno 2005 è 893, meno di quanti – nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi
– sono morti in Italia nello stesso lasso di tempo, due anni dopo.

Come se non bastasse, bisogna considerare che gli ispettorati del lavoro,
già di per sé non sufficienti, sono stati negli ultimi anni sostituiti nelle
funzioni, tanto in Italia quanto in Europa, da aziende incaricate di effettuare
i controlli, giungendo così all’assurdo che è il padrone stesso a certificare di
essere in regola con le norme… come chiedere all’acquaiolo se l’acqua è
fresca!

La sostanza del problema è che la “sicurezza sul lavoro” è un fattore
inversamente proporzionale ai tempi e carichi di lavoro ferocemente imposti
dalle esigenze di profitto, ulteriormente aumentati negli ultimi anni grazie
alle cosiddette “riforme” del mercato del lavoro adottate per rispondere alla
crisi: estensione degli straordinari, allungamento dell’orario di lavoro,
cottimizzazione del salario, sono queste le armi “bianche” del capitale. Come
può un lavoratore, sottoposto a turni massacranti, costretto a fare straordinari
quotidiani, rispettare contemporaneamente le complesse misure di sicurezza di
cui, naturalmente, è il solo responsabile?

È evidente, dunque, che la lotta per non morire di lavoro non può essere
scissa da quella più generale per il miglioramento delle condizioni lavorative,
la conquista di un lavoro stabile e sicuro, la difesa dei diritti faticosamente
conquistati e messi in discussione dagli ultimi, violenti attacchi del capitale
alla classe; è evidente che se non si lavora per la ricomposizione del
proletariato, per ricostruirne le basi di autorganizzazione e le capacità di
lotta, per provare, infine, a rovesciare i rapporti di forza tra le classi,
nessun lavoro sarà mai “dignitoso”, meno che mai sicuro.

 

Contro gli omicidibianchi”, rafforziamo le nostre lotte!

 

Venerdì 14 Marzo

ore 18,00 PROIEZIONE VIDEO

ore 19,30 ASSEMBLEA

 

presso la nostra sede in Vico Fico al Purgatorio 13 – Napoli

(da Piazzetta Nilo, il primo vicolo a sinistra su Via S. Biagio dei
Librai)

 

COLLETTIVO INTERNAZIONALISTA DI NAPOLI

kollintern@gmail.com

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CONTRO DISCARICHE ED INCENIRITORI: AUTORGANIZZAZIONE!

 

Con il pretesto dell’emergenza, il Commissario Cimmino e il Prefetto Pansa hanno disposto la riapertura della
discarica di Pianura, chiusa nel 1996 dopo che per quarant’anni ha accolto rifiuti di tutti i tipi da tutta
l’Italia: una discarica in piena città, a 50 metri dal Parco degli Astroni (oasi protetta WWF), in un territorio al
quale è stato promesso riqualificazione e sviluppo, e in cui ancora oggi mancano i servizi più essenziali.
Dopo 14 anni di Commissariamento e gestione straordinaria, dopo aver speso fra il ’97 e il 2005 più di un miliardo
di euro (dati della Corte dei Conti), le strade della Campania sono ancora piene di rifiuti, e le sue campagne
disseminate di discariche. La raccolta differenziata non supera il 10%, il 93% dei rifiuti urbani non viene smaltito,
ma accatastato in “ecoballe”. A causa delle sostanze tossiche che si spandono sul territorio, i tumori a pancreas
e polmoni sono in vertiginoso aumento (più del 12% rispetto alla media nazionale, dati OMS), interi campi non
sono più coltivabili e le falde acquifere sono inquinate irrimediabilmente.

“L’emergenza rifiuti” è un affare enorme: ci guadagnano le imprese di raccolta e smaltimento (come
Ecocampania e FIBE), i clan, più o meno legati a “rispettabili” imprenditori, i proprietari delle
discariche, le industrie del nord-est che hanno sversato illegalmente i loro rifiuti in Campania per anni.
Ci guadagna il ceto politico che dall’inizio degli anni ’90 ha incassato milioni di euro dai vari Consorzi
privati, fra concessioni, favoritismi e omissioni di controlli.

Alla giusta protesta dei cittadini di Pianura, di Quarto, di Pozzuoli, già esasperati da anni di malgoverno, è stato
risposto con cariche indiscriminate, ferimenti, occupazione militare del territorio.
Si vuole riempire Pianura d’immondizia fino all’apertura dell’inceneritore di Acerra, che andrà a inquinare con
polveri e sostanze tossiche un’altra zona già degradata e sofferente.
Oltre al danno la beffa: i cittadini che si ribellano a quest’ingiustizia, vengono accusati di “particolarismi
localistici” (come ha detto il Presidente Napolitano), di egoismo e incapacità a sacrificarsi.

La lotta per l’ambiente e la salute appartiene a tutti i cittadini e deve essere condotta in nome dell’unità e
della solidarietà, con la consapevolezza che l’unica risposta è l’autorganizzazione: non ci si può fidare
di partiti che, nel centrodestra come nel centrosinistra, sono sempre pronti a fare affari sulla nostra pelle,
coltivando i loro rapporti clientelari e le loro logiche elettorali. Non ci si può fidare di istituzioni che,
mentre si spartiscono i guadagni derivanti dai rifiuti, impongono con il manganello le loro scelte folli e scriteriate!

 


CORTEO CITTADINO
9 GENNAIO
ORE 18 PIAZZA DEL GESU’

 
NO ALLA RIAPERTURA DELLA DISCARICA DI PIANURA
 
NO ALL’INCENERITORE DI ACERRA
 
SÌ AL RICICLAGGIO ED ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA


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Collettivo Internazionalista di Napoli

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15 DICEMBRE A VICENZA: NO ALLE BASI MILITARI, NO ALL’IMPERIALISMO!

Il progetto di allargamento della base americana di Vicenza va letto
nel quadro più complessivo dei rapporti tra le potenze imperialiste.
Nei progetti statunitensi, la base dovrà essere il centro logistico e
la sede principale delle forze d’intervento rapido da utilizzare
prioritariamente nelle missioni militari in Medio Oriente.

L’allargamento della base di Vicenza possiede un valore strategico
irrinunciabile non solo per la politica estera statunitense, ma anche
per quella italiana.
Infatti, in un contesto che vede intensificarsi
le aggressioni e le occupazioni imperialiste, l’Italia è coinvolta, e
gioca con un ruolo di primo piano: proprio per sviluppare
ulteriormente questo ruolo il governo italiano ha scelto di rinsaldare
l’alleanza con gli USA, concedendo a questi l’allargamento della base.
Lungi dal rappresentare l’effetto di una qualche forma di
"subordinazione" agli USA, tale scelta rientra perfettamente nella
strategia imperialista italiana, che corre lungo due linee direttrici:
da un lato, offrire un supporto militare alle aggressioni imperialiste
a guida statunitense, come in Iraq; dall’altro, ritagliarsi un ruolo
di punta nell’area mediorientale, assumendo, per esempio, la guida
della missione UNIFIL II in Libano. Queste linee direttrici non sono
in contrapposizione, ma rispondono ad una logica comune, seguita dai
governi di ogni colore politco: costruire spazi di iniziativa
politica, economica e militare, per rafforzare gli interessi
imperialisti dello stato italiano nell’area mediterranea e non solo.

In questo senso trova significato la presenza di truppe italiane nei
Balcani (¼ della forza di interposizione in Kossovo), in Libano, nella
Striscia di Gaza, in Iraq e in Afghanistan,
tanto per fare qualche
esempio.
È per questo che, chi continua, imperterrito, a parlare di
"subordinazione" dell’Italia "colonia" all’imperialismo USA fa, né più
né meno che il gioco dell’imperialismo italiano, che trova, in questa
posizione "antimperialista" di facciata, un valido sostegno nella
ricerca di spazi sempre maggiori di "autonomia" dalla potenza egemone
nordamericana.

Non a caso, a rivendicare con maggior forza l’
"indipendenza" italiana dallo "strapotere" USA, sono proprio quei
sinistri partiti dell’attuale maggioranza, che, un anno fa, ha dato il
consenso al raddoppio della base. Gli stessi partiti che, in un anno e
mezzo di governo, hanno regalato ai lavoratori l’abbassamento dei
salari, la cancellazione delle pensioni, l’aumento delle spese
militari e della presenza complessiva di militari italiani nel mondo.
Rifiutando dall’inizio la menzogna della "subordinazione" e della
"colonizzazione" dell’Italia, la lotta di Vicenza ha rappresentato un
passo in avanti.
È riuscita ad uscire dalla semplice, quanto
importante, difesa del territorio, e a legare la lotta contro
l’allargamento della base, a quella più ampia contro la politica
guerrafondaia dell’Italia, ora tatticamente alleata degli USA, ora
impegnata nello sviluppo, sul piano militare, del ruolo dell’UE nel
mondo
. Ricordiamo, infatti, che nei pressi dell’area individuata per
l’allargamento della base USA, ha già sede l’Eurogendfor, la
gendarmeria europea, il nuovo corpo di polizia militare dell’UE già
pienamente attivo e funzionante.

L’esperienza di movimenti come il No Dal Molin ci mostra la necessità
di legare tra di loro le lotte per la difesa dei territori – dal No
Tav alle lotte contro gli inceneritori in Campania – e di ricomporle
in un ottica più complessiva, e unitaria, contro gli attacchi
dell’imperialismo ai lavoratori, liberandosi da ogni legame con
partiti e istituzioni, e ripartendo dalla costruzione di percorsi
reali di autorganizzazione che possano, in prospettiva, porre le
condizioni per un avanzamento effettivo della classe.

No alle basi di ogni bandiera, no alle guerre imperialiste!

Contro gli attacchi ai lavoratori, rilanciamo l’autorganizzazione!

Nessuna fiducia nei partiti e nelle istituzioni!

 

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