VERSO IL 12 DICEMBRE, ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

CONTRO IL REVISIONISMO STORICO, RECUPERIAMO LA MEMORIA STORICA,

RILANCIAMO LA MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA!

 

…MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE…

AULA AUTOGESTITA "R5" – UNIVERSITA’ ORIENTALE – PALAZZO GIUSSO

ORE 15: Proiezione del video "Il filo della memoria", sulla stretegia della tensione e la strage di Piazza Fontana.

ORE 16.30: ASSEMBLEA/DIBATTITO 

 

…MERCOLEDI’ 12 DICEMBRE…

PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE

ORE 10: PRESIDIO DI LOTTA E CONTROINFORMAZIONE

Il
12 dicembre 1969, alle ore 16:37, scoppia una bomba nella banca nazionale
dell’agricoltura a Milano provocando 16 morti e 88 feriti.

La
strage di P.zza Fontana è una tappa fondamentale della “strategia della
tensione” che ha insanguinato l’Italia con numerosi attentati, progettati da
classe politica e poteri economici e attuati da servizi segreti in collusione
con frange di movimenti di estrema destra.

Un
chiaro progetto politico con l’obiettivo di instaurare nel paese un clima di paura
e terrore per legittimare uno stato repressivo e poliziesco in grado di
reprimere le lotte degli operai, degli studenti e dei proletari.

Così
come allora, lo stato oggi ci propone:

Il
“pacchetto sicurezza” che rafforza le politiche razziste nei confronti degli
immigrati (vedi l’ultima campagna contro la popolazione rumena); la repressione
delle lotte sociali; la legge finanziaria che aumenta le spese militari a
scapito di quelle sociali; le guerre imperialiste in Libano, Iraq e
Afghanistan; il protocollo di luglio sul welfare che attacca le condizioni dei
lavoratori, dall’età pensionabile alle garanzie contrattuali.

Oggi come ieri, il
governo e le istituzioni hanno bisogno di alimentare odio e terrore, repressione
e paura per poter sopravvivere in un momento di crisi economica e sociale.

In
questo clima di revisionismo storico, che vuole i repubblichini di Salò uguali
ai partigiani, uno dei colpevoli di quegli anni cerca oggi di riabilitare il
suo nome. Da tempo, infatti, è in corso una campagna che sostiene l’innocenza di
Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per la
strage della stazione di Bologna nel 1980.

Ciavardini
è un militante di estrema destra di gruppi come Terza Posizione e Nar (nuclei
armati rivoluzionari) responsabili materiali e politici delle stragi di quegli
anni.

Contro questo rigurgito fascista è
importante combattere quotidianamente

 nella nostra città, recuperando la memoria
storica
. 

 SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

NETWORK AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA [primomaggiodilotta@gmail.com]

Collettivo Internazionalista di Napoli

CSOA TerraTerra (Napoli)

Interfacoltà (Coordinamento Collettivi Universitari Napoletani)

Vesuvio Zona Rossa (Comuni vesuviani)

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PRESENTAZIONE DEL VIDEO “CAPITALE SOCIALE”

SABATO 1° DICEMBRE – ORE 18 –

PRESSO IL "C.S.O.A. TERRATERRA"

(Via Appio Claudio (traversa viale Adriano) – Soccavo – Napoli

PROIEZIONE DEL VIDEO "CAPITALE SOCIALE"

Documentario sullo sfruttamento dei lavoratori delle cooperative sociali realizzato da "Corrispondenze Metropolitane" (Roma) e dal "Coordinamento operatori sociali di Roma".

NETWORK AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA [primomaggiodilotta@gmail.com]

Collettivo Internazionalista di Napoli

C.S.O.A. TerraTerra

Interfacoltà (Coordinamento Collettivi Universitari Napoletani)

Vesuvio Zona Rossa (comuni vesuviani) 

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ASSEMBLEA CONTRO LA PRECARIETA’ CON IL COLLETTIVO “PRECARIATESIA” DI ROMA

                                   MERCOLEDI’ 28 NOVEMBRE

                                 ORE 17.30 – "CINEMA ASTRA" 

      VIA MEZZOCANNONE 109 – NAPOLI 

 

 

Il recente “Protocollo sul
welfare” e il ruolo giocato dai sindacati confederali confermano che la
mobilitazione contro la precarietà può svilupparsi solo grazie all’autorganizzazione
dei lavoratori e al radicamento territoriale delle lotte.

Esperienze come quella del Collettivo
Precari Atesia di Roma
dimostrano che attraverso l’autonomia organizzativa
e il protagonismo dei lavoratori è possibile ottenere importanti risultati
concreti.

Atesia è il più grande call-center
del paese, la storia di questa società è rappresentativa dello sviluppo di un
settore nel quale l’utilizzo di forme contrattuali “flessibili” ha consentito
il super-sfruttamento dei lavoratori e quindi l’accumulazione di enormi
profitti.

Dopo anni di lotte,
fronteggiando i licenziamenti punitivi dell’azienda e contrastando le manovre
filopadronali
del governo e dei sindacati concertativi, il Collettivo
Precari Atesia è riuscito ad ottenere la stabilizzazione dei lavoratori.

Dall’esperienza dei lavoratori
Atesia emerge un’indicazione che va raccolta e generalizzata a tutti i
livelli: con l’autorganizzazione è possibile contrastare efficacemente la
precarietà e migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

 

NETWORK
AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA

Collettivo
Internazionalista di Napoli

                                                                         C.S.O.A. “Terra Terra”

Interfacoltà

(Coordinamento
dei Collettivi Universitari Napoletani)

Vesuvio Zona Rossa

(Comuni Vesuviani)

 

primomaggiodilotta@gmail.com

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CONTRO L’EUROPA DELLO SFRUTTAMENTO, DELLA PRECARIETA’ E DELLA GUERRA!

MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE – Ore 16,00

ASSEMBLEA/DIBATTITO

UNIVERSITA’ ORIENTALE – PALAZZO GIUSSO –

AULA AUTOGESTITA "R5"

 

Il prossimo 13 dicembre i
rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione Europea si riuniranno a Lisbona
per firmare il nuovo “Trattato UE”, con il quale saranno riesumati e
resi operativi tutti i contenuti della vecchia “Costituzione europea”,
affossata dai referendum in Francia e Olanda.

 

L’architettura giuridica e
istituzionale disegnata dal nuovo Trattato, così come le politiche ch’esso si
prefigge di sviluppare, confermano la natura irriformabilmente padronale
dell’Unione Europea. Compito del nuovo Trattato è infatti quello di
stabilizzare un contesto normativo e politico-istituzionale che consenta alla
borghesia imperialista di procedere più speditamente nell’approfondire lo
sfruttamento del proletariato metropolitano, nell’intensificare la repressione,
nel perfezionare la persecuzione terroristica degli immigrati,
nell’implementare strumenti militari grazie ai quali sviluppare una
politica estera sempre più aggressiva e guerrafondaia.

 

Il nuovo salto di qualità
nella “costruzione politica europea” si realizza all’insegna dello
sfruttamento, del razzismo e del militarismo
.

 

Una volta ratificato il
Trattato, i diversi Stati membri utilizzeranno le nuove capacità operative
dell’Unione Europea per “aprire la strada” ai diversi provvedimenti governativi
che da anni articolano l’offensiva padronale sul piano nazionale. I
contenuti del nuovo “Trattato UE”
confermano una tesi fondamentale:
“livello nazionale” e “livello europeo” si ridefiniscono e rafforzano
vicendevolmente, realizzando un vero e proprio attacco concentrico alle
condizioni di vita e di lavoro del proletariato
. Anche i recenti
provvedimenti del governo italiano – Protocollo sul welfare, Pacchetto
sicurezza, Riforma di scuola e università, Riforma delle relazioni industriali
– dimostrano che la ristrutturazione capitalistica e la conseguente offensiva
padronale si giovano di un processo di ridefinizione politica e giuridica che
ha nella costruzione del polo imperialista europeo il suo motore e il suo punto
di forza
.

 

In Europa, gli operai, i
lavoratori, gli studenti, il movimento contro la guerra, i movimenti
antirazzisti, stanno già dando vita a forme di coordinamento e organizzazione
volte a bloccare la ratifica del nuovo “Trattato UE”. Rilanciare la
mobilitazione contro l’Europa dei padroni, del razzismo e del militarismo, oggi
significa innanzitutto lavorare per strutturare un tessuto autorganizzato che
sappia dare espressione politica alla necessità di procedere verso l’unificazione
internazionale delle lotte operaie, studentesche, degli immigrati e dei
movimenti. Nella consapevolezza che la risposta proletaria alla perdurante
offensiva padronale non può prescindere dalla costruzione di livelli
d’iniziativa che si pongano direttamente sul terreno europeo
.

 

Costruiamo
l’opposizione internazionalista al nuovo “Trattato UE”!

Per
l’unità internazionale di tutti gli sfruttati!

NETWORK
AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA

Collettivo
Internazionalista di Napoli

                                                                C.S.O.A.
“Terra Terra”
(Napoli)

Interfacoltà

(Coordinamento
dei Collettivi Universitari Napoletani)

Vesuvio Zona Rossa (Comuni Vesuviani)

 

primomaggiodilotta@gmail.com
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AUTORGANIZZIAMOCI!

Qui di seguito inviamo il nuovo programa di iniziative del del Network
Autorganizzato per un Primo Maggio di Lotta – Napoli

—————–

La mobilitazione contro il governo, la precarietà, lo sfruttamento e
la repressione, va sviluppata attivando un ampio e duraturo percorso
di autorganizzazione che coinvolga i lavoratori, gli immigrati e gli
studenti. L’autorganizzazione va rilanciata sia in quanto pratica
indispensabile per neutralizzare le manovre filopadronali della
sinistra istituzionale e dei sindacati collaborazionisti, sia in
quanto terreno a partire dal quale è possibile procedere verso la
generalizzazione e l’unificazione delle lotte proletarie.


SABATO 17 NOVEMBRE

Giornata di mobilitazione europea contro lo "Spazio Europeo della Formazione"
CORTEO STUDENTESCO A NAPOLI
contro le riforme di scuola e università
* Piazza del Gesù – ore 9,00 *


MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE – Ore 16,00

Università Orientale, Palazzo Giusso, Aula Autogestita R5
ASSEMBLEA-DIBATTITO
Costruiamo l’opposizione internazionalista al nuovo progetto di
Trattato dell’Unione Europea


MERCOLEDI’ 28 NOVEMBRE – Ore 17,30

Cinema Astra, Via Mezzocannone
ASSEMBLEA CON IL COLLETTIVO PRECARI ATESIA (Roma)
La lotta contro la precarietà dei lavoratori Atesia: un’esperienza di
autorganizzazione da generalizzare!


SABATO 1 DICEMBRE – Ore 18,00

C.S.O.A. "Terra Terra" Via Appio Claudio (traversa viale Adriano) – Soccavo
CAPITALE SOCIALE
documentario sullo sfruttamento dei lavoratori delle cooperative sociali
realizzato da Corrispondenze Metropolitane e dal Coordinamento
operatori sociali di Roma
A seguire SERATA DI AUTOFINANZIAMENTO


MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE

Università Orientale, Palazzo Giusso, Aula Autogestita R5
Verso il 12 dicembre
Ore 15,00: PROIEZIONE VIDEO SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA
Ore 16,30: ASSEMBLEA/DIBATTITO
Contro il revisionismo storico, recuperiamo la memoria storica,
rilanciamo la mobilitazione antifascista!


MERCOLEDI’ 12 DICEMBRE – Ore 11,00

Piazza San Domenico Maggiore
PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIFASCISTA
Contro il revisionismo storico, recuperiamo la memoria storica,
rilanciamo la mobilitazione antifascista!


NETWORK AUTORGANIZZATO PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA

Collettivo Internazionalista di Napoli
C.S.O.A. "Terra Terra"
Interfacoltà (Coordinamento dei Collettivi Universitari Napoletani)
Vesuvio Zona Rossa

primomaggiodilotta@gmail.com

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VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 9 NOVEMBRE!

 L’attuale esecutivo di centro-sinistra, in perfetta continuità con
il governo Berluskoni, prosegue le politiche di attacco al salario e
alle condizioni di vita dei lavoratori e dei proletari in generale:
mantenimento e perfezionamento della legge Biagi, aumento dell’età
pensionabile, intensificazione dello sfruttamento e della
precarizzazione dei lavoratori, incremento delle spese militari e delle
missioni di guerra.

Il ruolo della cosiddetta "sinistra radicale" è parte integrante di
questa più ampia strategia antiproletaria della borghesia imperialista.
Il disastroso protocollo su previdenza, lavoro e competitività, firmato
da governo e sindacati collaborazionisti, riconferma la necessità di
costruire percorsi di autorganizzazione e di lotta contro padroni e
governo.

— MARTEDI’ 6 NOVEMBRE —

PRANZO SOCIALE (cibo, vino e musica) di autofinanziamento e controinformazione

CORTILE PALAZZO GIUSSO – UNIVERSITA’ ORIENTALE – DALLE ORE 12.30

coll_orientale@insiberia.net
collettivorientale.noblogs.org

— MERCOLEDI’ 7 NOVEMBRE —

COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE DI CLASSE AL GOVERNO PRODI

AULA AUTOGESTITA "R5", PALAZZO GIUSSO – UNIVERSITA’ ORIENTALE

PROIEZIONE DEL FILM: "IL POSTO DELL’ANIMA" [2003] – ORE 15
A SEGUIRE: ASSEMBLEA/DIBATTITO SUL PROTOCOLLO SUL WELFARE – ORE 16.30

— VENERDI’ 9 NOVEMBRE —

SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO E IL PROTOCOLLO SUL WELFARE
PIAZZA MANCINI – ORE 9.30

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Collettivo Internazionalista di Napoli

Interfacoltà (Coordinamento Collettivi Universitari Napoletani)

CSOA TerraTerra (Napoli)

Vesuvio Zona Rossa (Comuni Vesuviani) 

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9 GIUGNO: TUTTI A ROMA!

Contro Bush e contro Prodi, per l’internazionalismo proletario!

(9 giugno 2007)

Il 9 giugno il presidente degli Stati Uniti d’America, George W.
Bush, sarà in visita ufficiale a Roma per incontrare il presidente del
consiglio italiano Romano Prodi. Si tratterà di un "incontro al
vertice" che avrà la funzione di rinsaldare, anche sul piano simbolico,
l’alleanza tra Italia e Usa.

Nella classifica mondiale del nuovo interventismo imperialista,
l’Italia si colloca al settimo posto per l’ammontare delle spese
militari, al terzo posto per il numero complessivo di operazioni di
guerra, al sesto posto per il numero di soldati inviati in missione
sotto la copertura dell’ONU. Attualmente sono circa 25 i fronti di
guerra che vedono schierati – a rotazione – decine di migliaia di
militari italiani, dotati di armamenti sempre più sofisticati,
distruttivi e costosi. Per consolidare e incrementare un tale ambizioso
dispiegamento di forze, la borghesia imperialista italiana considera
ancora essenziale mantenere e sviluppare un certo livello di
cooperazione e concertazione con la prima potenza planetaria (non si
tratta certo di una di forma di "sudditanza": l’Italia ha un ruolo
internazionale sempre più aggressivo e autonomo), almeno fino a quando
il polo imperialista europeo non riuscirà a dotarsi di una capacità di
proiezione militare comparabile con quella statunitense.

Con l’incontro tra Bush e Prodi assisteremo alla personificazione
di una partnership consolidata sul campo, alla celebrazione di un
affiatato sodalizio criminoso rinnovatosi con le aggressioni
imperialistiche degli ultimi anni: dalla prima alla seconda Guerra del
Golfo, passando per il bombardamento della Jugoslavia ordinato da
Clinton e D’Alema nel 1999, fino ai massacri compituti dalla Nato in
Afghanistan proprio in questi giorni.

La mobilitazione contro la visita di Bush va perciò considerata non
solo come l’occasione per riservare al principale rappresentante della
superpotenza imperialista mondiale la medesima, irriverente,
accoglienza che gli hanno già riservato i proletari e gli sfruttati
d’ogni latitudine, ma anche e soprattutto per denunciare il ruolo
sempre più aggressivo dell’imperialismo tricolore.

Contro le squallide manovre di chi vorrebbe sfruttare la visita del
conservatore Bush per occultare le responsabilità belliciste del
governo italiano di centrosinistra (che agisce in perfetta continuità
con il precedente governo di centrodestra), conviene ricordare che
l’esecutivo in carica ha confermato la presenza delle truppe in
Afghanistan, ha consolidato gli interessi italiani (dell’ENI) in Iraq
nonostante il "ritiro", ha concesso il raddoppio della base militare
USA di Vicenza, si è impegnato per ospitare l’assemblaggio,
nell’aeroporto di Cameri (vicino Novara), dei cacciabombardieri F35 in
grado di trasportare testate nucleari, ha allestito la missione in
Libano a difesa di Israele con la foglia di fico dell’ONU, ha
intensificato l’impegno italiano nella costruzione dell’esercito
europeo e del jet da combattimento Eurofighter… tutto ciò, e altro
ancora, nel giro di un annetto. Senza dimenticare che con la legge
finanziaria per il 2007 il governo Prodi da un lato ha aumentato a
dismisura le spese militari (+ 13%), dall’altro ha proseguito
nell’ormai pluriennale politica di tagli al salario diretto, indiretto
(sanità, scuola, sevizi sociali) e differito (pensioni e TFR). Niente
male per un governo composto da noti bertinottiani
"pacifisti-senza-se-e-senza-ma"!!!

Come tutti i governi della borghesia, l’esecutivo di Prodi è
impegnato nel sostenere gli interessi del capitale: all’estero con la
guerra, all’interno colpendo pesantemente le condizioni di vita e di
lavoro del proletariato e provando a fomentare un nuovo nazionalismo
(ben esemplificato anche dalle parate militariste del 2 giugno).

L’opposizione all’imperialismo deve fondersi con l’opposizione alle
politiche antiproletarie portate avanti dai padroni attraverso i loro
governi di ogni "colore", nella consapevolezza che soltanto la
mobilitazione dei proletari e la solidarietà internazionalista di tutti
gli sfruttati potranno contrastare efficacemente l’avanzare sempre più
accelerato della guerra. E’ con questa impostazione che parteciperemo
alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma in occasione della
sgradita visita del presidente Usa.

Fuori l’Italia dall’Afghanistan, dal Libano e da tutti i fronti di guerra!

Con la resistanza dei popoli oppressi, per la sconfitta di tutte le truppe imperialiste!

Rilanciamo la mobilitazione per il ritiro immediato di tutti i militari italiani dall’estero!

SABATO 9 GIUGNO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

PARTENZA DA NAPOLI: ORE 10,00

PIAZZA GARIBALDI – HOTEL TERMINUS

Collettivo internazionalista di Napoli 

C.S.O.A. Terra Terra 

INTERFACOLTA’ (Coordinamento dei Collettivi
Studenteschi Universitari)

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CONTRO L’IMPERIALISMO, PER LA RESISTENZA!

Rilanciamo il movimento contro la guerra!!!
Per l’immediato ritiro di tutte le truppe dall’estero!!!

Qui nel testo il volantino che abbiamo
distribuito il 25 aprile, nel corso di un’iniziativa pubblica, da
noi organizzata, con la proiezione del film "Il Leone del Deserto" e
successivo dibattito sulle Resistenze.

Contro l’imperialismo, per la Resistenza

(26 aprile 2007)

L’Italia si colloca al sesto posto nella graduatoria mondiale dei
paesi fornitori nelle operazioni cosiddette di peace-keeping condotte
sotto il comando dell’ONU. Considerando anche quelle condotte
nell’ambito di alleanze di diverso tipo (NATO, etc), l’Italia balza al
terzo posto (fonte: Istituto Affari Internazionali). Attualmente sono
ben 25 i fronti di guerra in cui è impegnato l’esercito italiano. 3200
i soldati inviati nel 2003 in Iraq, a guardia dei pozzi petroliferi per
i quali l’ENI aveva la concessione nella zona di Nassirya; 1938
attualmente presenti in Afghanistan. Oltre 3000 in Libano.

L’obiettivo è sempre il medesimo: da un lato attaccare,
depotenziare, frammentare, distruggere le resistenze popolari che in
questi paesi si sono organizzate per far fronte alle diverse
aggressioni imperialiste, come quelle organizzazioni che hanno guidato,
in Libano, la vittoriosa resistenza popolare contro l’invasione
israeliana dell’estate scorsa.

Dall’altro, guadagnarsi nuovi mercati e nuovi investimenti di
capitale per soggiogare e rendere sempre più dipendenti
dall’imperialismo i paesi aggrediti. Così nell’area balcanica,
bombardata nel 1999 dai nostri aerei, e rapinata successivamente con la
cosiddetta "missione Arcobaleno" del governo D’Alema, il livello di
penetrazione economica italiana è altissimo, con un numero di imprese a
capitale italiano pari a oltre il 75% delle imprese estere (fonte: Il
Sole 24 ore) Senza soluzione di continuità, quindi, dalle "audaci
imprese d’oltremare" della fine dell’800, alle "guerre umanitarie" dei
nostri giorni, l’Italia continua, indipendentemente dai governi in
carica, a esercitare il suo ruolo criminale: oggi come ieri il
capitalismo italiano è alla perenne ricerca di risorse energetiche,
manodopera da sfruttare, imprese in cui investire quote di capitale;
oggi come ieri utilizza la copertura ideologica della "missione
civilizzatrice"; oggi come ieri i "nostri" soldati uccidono, torturano,
costringono alla fame e alla miseria milioni di persone, reprimono chi
resiste e si oppone alle aggressioni.

Tutto questo ha un nome: imperialismo. L’attuale situazione di
guerra sempre più accentuata non è altro che la forma della
competizione sul piano internazionale delle borghesie imperialiste,
statunitense ed europee innanzitutto: l’Italia gioca la sua parte tanto
in Libano quanto in Afghanistan per farsi spazio nella competizione
internazionale e nella prospettiva di consolidare la costruzione di un
polo imperialista europeo, all’interno del quale avere un ruolo di
primo piano.

Chi oggi in Italia si oppone alla guerra, quindi, non può non
lottare contro l’imperialismo italiano. Chi riconosce, nei conflitti
attuali, aggressori e aggrediti e vuole schierarsi dalla parte di
questi ultimi, non può non augurarsi la disfatta dei diversi eserciti
occupanti, a partire da quello del proprio paese.

È necessario denunciare e smascherare in ogni momento
l’imperialismo del nostro paese, i veri compiti dei soldati italiani
all’estero, il reale obiettivo di oppressione, rapina e sfruttamento
delle "missioni umanitarie"; chi mantiene il silenzio su questa realtà
si rende oggettivamente complice delle guerre imperialiste e delle sue
aggressioni.

È necessario contrastare la retorica degli "italiani brava gente",
il mito con cui l’imperialismo italiano ha da sempre mascherato le
proprie nefandezze e i propri interessi economici e che ancora oggi è
utilizzato dai mass-media, pronti, quando fa comodo, a denunciare i
"cattivi" inglesi e americani di Abu Ghraib per esaltare, di contrasto,
la "bontà" dei soldati italiani: gli stessi "bravi ragazzi" che in
passato massacrarono e deportarono i libici, sparsero il gas sulla
popolazione etiope, rapinarono e distrussero villaggi e città nei
Balcani, e che oggi si fanno ricordare per stupri e violenze (Somalia,
1993), per l’uranio impoverito che ha avvelenato e avvelena tutt’ora un
popolo intero (Serbia, 1999), per le ambulanze fatte saltare in aria o
il tiro al bersaglio sui civili (Iraq, 2004).

SENZA ESITAZIONI, CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA!

SENZA ESITAZIONI, CON LA RESISTENZA DEI POPOLI OPPRESSI!

SENZA ESITAZIONI CONTRO L’IMPERIALISMO: ITALIANO ED EUROPEO!

COLLETTIVO INTERNAZIONALISTA DI NAPOLI

 

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FUORI L’ITALIA DALL’AFGHANISTAN E DAL LIBANO!

Pubblichiamo il testo del "volantone" diffuso a Roma dal nostro
collettivo nel corso della manifestazione nazionale contro le
aggressioni dell’imperialismo e per il ritiro di tutte le truppe
dall’estero.

Scarica il testo del volantone:  volantonafgw0.1.doc

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NO AL RADDOPPIO DELLA BASE USA DI VICENZA!

No al raddoppio della base Usa di Vicenza!

Via le truppe italiane da tutte le missioni all’estero!

(17 febbraio 2007)

Il governo Prodi, in perfetta continuità con il precedente governo Berlusconi, ha deciso che la nuova base Usa di Vicenza si farà. Questa nuova base militare, affiancandosi a quella già esistente (Camp Ederle) e inglobando l’aeroporto Dal Molin,
darà vita ad uno degli avamposti di guerra Usa più imponenti, per
dimensioni e capacità offensive, tra quelli collocati sul continente
europeo. Si tratterà di una base centrale per la proiezione militare statunitense,
che servirà a moltiplicare le aggressioni già in corso, principalmente
in Medio Oriente. La città di Vicenza ospita numerose altre strutture
militari sia italiane che statunitensi, ed è anche la sede della Gendarmeria europea (Eurogendfor), un nuovo corpo militare dell’Unione europea, nato per essere impiegato in missioni militari all’estero.
Anche la base dell’Eurogendfor, attualmente ubicata nella caserma
“Chinotto”, è il frutto della solita continuità di governo tra
centrodestra e centrosinistra.

Con tale affollamento di presenze militari, il territorio di
Vicenza sembra rispecchiare con precisione la duplice strategia
adottata finora dalla borghesia italiana, e cioè: da un lato,
proseguire la relazione di cooperazione con gli Usa, puntando ad
appoggiarsi sulla proiezione militare della superpotenza nordamericana
per “farsi spazio” in specifici contesti internazionali (è il caso
dell’occupazione dell’Iraq, della concessione del Dal Molin, ecc…); dall’altro, contribuire alla costruzione delle capacità militari ed all’aumento di capacità egemonica del polo imperialista europeo,
ritagliandosi al suo interno un ruolo sempre più significativo, anche
attraverso interventi militari concertati tra le potenze e la
valorizzazione della presenza italiana nei più importanti ambiti
multilaterali: Nato, Onu, ecc. (è il caso di strutture come
l’Eurogendfor, della missione militare in Libano, ecc…). I due aspetti
per il momento complementari – di questa strategia, corrispondono perfettamente agli interessi (di rapina e sfruttamento) dell’imperialismo italiano.

Se quindi il governo Prodi ha concesso l’allargamento della base
statunitense all’aeroporto Dal Molin, lo ha fatto nel contesto di una
strategia di alleanza e collaborazione militare con gli Usa che, per il
momento, continua ad essere attivamente perseguita e ricercata dalla borghesia imperialista italiana. Tra l’altro, visto che la nuova base ospiterà corpi speciali statunitensi attualmente impegnati a massacrare il popolo iracheno,
la concessione del “raddoppio al Dal Molin” permetterà al governo Prodi
di continuare a rivendicare un “contributo logistico” dell’Italia
nell’occupazione militare dell’Iraq. Nulla di più sbagliato, dunque,
che descrivere la decisione del governo italiano come l’“ennesimo”
esempio di “sottomissione”, “servilismo”, “vassallaggio”, ecc., nei
confronti degli Stati Uniti o come l’“ennesima” dimostrazione del fatto
che l’Italia sarebbe una “colonia” degli Usa. Chi usa tali espressioni,
oltre a compiere un grave errore analitico, non fa che accodarsi
all’ala “sinistra” della stessa compagine governativa, che si sgola per
sostenere che l’unica responsabilità attribuibile al governo Prodi
sarebbe quella di aver accettato l’“ennesima imposizione americana”!
Tra l’altro, in tal modo si scivola inevitabilmente tra le braccia di
quel fronte eurosciovinista trasversale (ma che ha il suo campione
proprio nel premier) che anche in Italia va organizzandosi
parallelamente all’avanzare del “processo d’integrazione europea”.
Anche affrontare la questione dell’allargamento della base al Dal Molin
brandendo la rivendicazione del “recupero della sovranità nazionale” è
un modo per fare un favore al “governo amico” (cioè al vero responsabile) o per assecondare, nei fatti, le correnti del militarismo italiano che hanno come unico scopo quello di sostituire i bombardieri a stelle e strisce con bombardieri tricolore o europei. Il pacifinto Bertinotti ha già dichiarato che il problema non sono le basi militari ma «la conquista dell’autonomia dell’Europa dalle altre potenze mondiali»,
un noto reazionario come l’ex ambasciatore Sergio Romano si è espresso
in termini del tutto simili a quelli di Bertinotti… osservando una
siffatta coppia ci si accorge in quale pantano sciovinista e
militarista conduca l’assurda retorica che dipinge l’Italia come una
“colonia degli Usa”.

Di fronte a simili aberrazioni – che purtroppo trovano sponda anche in alcune realtà di compagni – è necessario ribadire che l’Italia è un paese imperialista
e che la vera questione posta dall’allargamento della base Usa al Dal
Molin è quella della progressiva militarizzazione del territorio, da
intendersi innanzitutto come conseguenza delle aggressioni imperialistiche.
Infatti, l’ampliamento delle basi militari (a Vicenza come a Napoli) e
l’intensificarsi delle attività militari lungo tutta la penisola,
rappresentano la propaggine interna della nuova ondata di aggressioni
scagliata dall’imperialismo e rispecchiano fedelmente il ruolo di primo piano che l’imperialismo italiano ha assunto in quest’offensiva. Le basi militari di cui è costellato lo stivale, tutte,
anche quelle Usa, sono l’inevitabile corrispettivo interno della
proiezione esterna, politica e militare, messa in campo dall’Italia e
dell’inevitabile gioco di alleanze e collaborazioni che ne consegue.
Conviene in proposito non dimenticare che gli “eroici” soldati
italiani, sono già dispiegati su 25 fronti di guerra (non per nulla le spese militari aumentano costantemente!).

Non è un caso, del resto, che tutti gli opportunisti si sforzino di
negare questo legame, cercando ogni pretesto per provare a separare la
mobilitazione contro l’allargamento della base Usa di Vicenza da quella
per il ritiro dei soldati italiani da tutte le missioni all’estero. E’
fin troppo evidente che in tal modo le forze della maggioranza
governativa (spesso per il tramite dei finti “critici” che presidiano
entrambe le mobilitazioni dall’interno) provano a
conseguire un duplice obiettivo: da un lato, isolare la lotta della
popolazione vicentina condannandola ad un rapido deperimento nella
ristretta dimensione “locale”; dall’altro impedire che la lotta contro
la guerra si rafforzi contaminandosi con la radicalità espressa in
queste settimane dalla mobilitazione “NO Dal Molin”.

Conviene allora ribadire forte e chiaro che l’allargamento della
base di Vicenza e le missioni all’estero in cui è impegnata l’Italia, sono la medesima cosa vista da due angolazioni differenti, poiché le basi militari, tutte le basi, anche quelle statunitensi, sono un effetto delle missioni all’estero, sono le missioni stesse
che si ripresentano all’interno in forma “territorializzata”. I diversi
colori delle basi dislocate lungo lo stivale rispecchiano le alleanze,
le collaborazioni, gli scambi, le relazioni, cercate e volute dall’Italia
stessa per affermare un complessivo e sempre più intenso ruolo di
guerra sul piano internazionale. Quindi, lottare contro l’allargamento
della base al Dal Molin equivale inevitabilmente – lo si voglia o no –
a lottare contro le guerre di aggressione e occupazione che
dall’Iraq, all’Afghanistan, ai Balcani, al Libano, ecc., vedono
l’Italia schierata in prima fila.

Le soggettività che in questi anni si sono mobilitate contro la
guerra imperialista, hanno perciò il dovere di sostenere la lotta
contro l’allargamento della base di Vicenza. Essa, per i suoi caratteri
di lotta autorganizzata ed autonoma dai partiti, ha le potenzialità per
trasformarsi in un momento di coagulo e moltiplicazione della forze,
tale da consentire di rilanciare la battaglia per il ritiro di tutti i militari dall’estero. E’ evidente, del resto, che per bloccare realmente l’allargamento della base – per esprimere la forza necessaria, senza cadere nelle trappole dei “tavoli per la riduzione del danno” e nei giochetti delle istituzioni locali – è indispensabile allargare la mobilitazione sviluppando tutti gli elementi di generalizzazione racchiusi nella “questione Dal Molin”.

Conviene in proposito ricordare che il proliferare di basi e attività militari è solo una
delle “facce interne” della guerra imperialista. Le scelte di guerra
del governo Prodi hanno come ulteriore e inevitabile corollario i
drastici tagli alla spesa sociale previsti dall’ultima Legge finanziaria, tagli realizzati proprio per far posto ad un corposo aumento delle spese militari (portate a 21 miliardi di euro). La mobilitazione contro l’allargamento della base Usa di Vicenza, dunque, si colloca pienamente
all’interno della più vasta dinamica di opposizione sociale al governo
Prodi che va sviluppandosi grazie all’impegno del sindacalismo di base
e alle lotte dei lavoratori. Non solo. E’ necessario non dimenticare
che la militarizzazione del territorio prodotta dalle basi procede
parallelamente alla “militarizzazione sociale” generata da una sempre
più drastica legislazione “emergenziale” che con la
scusa della “lotta al terrorismo” cerca di comprimere gli spazi di
agibilità politica per l’autorganizzazione dei lavoratori. Opporsi alle
politiche guerrafondaie del governo Prodi, opporsi all’allargamento
della base di Vicenza e alla militarizzazione, significa anche
contrastare il complessivo clima di guerra che i padroni vogliono
calare nel paese, innanzitutto respingendo le campagne scioviniste e islamofobiche
che prendono di mira soprattutto gli immigrati, volte ad annichilire
qualsiasi prospettiva di unificazione degli oppressi e degli sfruttati.

La mobilitazione contro l’allargamento della base di Vicenza può segnare l’atto di nascita di un nuovo percorso di autorganizzazione
sociale in grado di unificare e generalizzare la lotta contro tutte le
basi militari (statunitensi, italiane, europee, ecc… ) e quella contro
il saccheggio del territorio (dalla Val di Susa a Scanzano Jonico),
realizzando al contempo un complessivo rilancio del movimento contro la guerra. Quest’ultimo oggi è chiamato a riaffermare con determinazione la propria autonomia
politica, innanzitutto ricostruendosi come parte integrante della più
ampia opposizione di classe al governo padronale di Prodi, schierandosi
senza riserve a fianco dei popoli che resistono alle aggressioni
dell’imperialismo e adoperandosi per sostenerne attivamente le
componenti comuniste radicate nel proletariato e tra le masse
lavoratrici.

Contro TUTTE le basi, per la completa smilitarizzazione dei territori!

Contro il rifinanziamento delle missioni di guerra in Afghanistan, Libano, ecc.!

Rilanciamo la mobilitazione per il ritiro immediato dei militari italiani da tutte le missioni all’estero!

Fuori l’Italia dal Libano! Contro la missione Onu “Unifil II” e tutte le occupazioni mascherate da “missioni di pace”!

Contro il governo guerrafondaio e antioperaio di Prodi, contro la
Legge finanziaria che aumenta le spese militari e taglia le spese
sociali… rilanciamo l’autorganizzazione dei lavoratori!

Contro l’imperialismo italiano e tutte le sue “missioni”, siano
esse con o senza gli Usa, con o senza la Nato, con o senza l’Ue, con o
senza l’Onu!

Difendiamo l’autonomia del movimento: via gli opportunisti, complici del governo e della sua maggioranza!

Afghanistan, Libano, Dal Molin… governo Prodi, governo di guerra!

Collettivo internazionalista di Napoli (kollintern@gmail.com)

Corrispondenze Metropolitane – Roma (cmetropolitane@yahoo.it)

GCR – Gruppo Comunista Rivoluzionario (lav_com@tin.it)

Circolo Internazionalista di Torino (cinternazionalistato@libero.it)

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